Iginio De Luca rompe gli argini. Dieci anni di blitz a Roma

AlbumArte, Roma – fino al 14 luglio 2017. Accerchiati da una miriade di azioni performative. “Riso Amaro” è un vortice irruento e coinvolgente in cui ironia e indignazione si cedono il passo l’un l’altra, di continuo.

da Artribune web (+gallery) e cartaceo

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Iginio De Luca, Farsa Italia, 2013

Mai inerme Iginio De Luca (Formia, 1966). Ardua l’impresa di rinchiuderlo in una galleria per dare testimonianza delle sue denunce, dei suoi blitz provocatori. Spazio allora a un itinerario serrato e caotico lungo dieci anni, con un’infinità di supporti che affolla le sale ed evoca emozioni, stimolando l’attenzione. Si è sopraffatti. Dagli audio, dai video, dalle foto, dall’installazione in neon e dalle bandiere elettorali che rendono il visitatore partecipe e lo accompagnano per strada. Lo spazio della galleria si espande. Notte, giorno, litorale laziale, Campidoglio, Macro senza direttore, cartoline da Arcore con un ben noto direttore. Impossibile il distacco emotivo. Quando si offre il fianco alle suggestioni visive e sonore e ci si abbandona alla visionarietà e all’impegno, si è destinati a concedere loro anche la vittoria.

– Raffaele Orlando

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Fotografia e archivio. Antonio Biasiucci @ Magazzino

Magazzino, Roma – fino al 21 maggio 2017. L’archivio storico del Banco di Napoli è la più estesa raccolta archivistica di documentazione bancaria esistente al mondo. Il fotografo Antonio Biasiucci vi si è immerso, uscendone con “Codex”, scatti di faldoni che, invece di narrare le storie a essi affidati, raccontano se stessi.

da Artribune, 19 maggio 2017 (+ gallery)

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Antonio Biasucci, Codex. Exhibition view @ Magazzino, Roma 2017

Sedimentati per secoli, documenti e fascicoli del Banco di Napoli hanno trasmesso le proprie registrazioni trascendendo le limitate possibilità della memoria umana. Dal Cinquecento a oggi ne hanno reso possibile il riutilizzo da parte di soggetti distanti anni da quelli che li avevano prodotti e ordinati. Antonio Biasiucci (Dragoni, 1961), con le sue fotografie, ha spogliato l’archivio della propria mansione pratica per donare ai singoli faldoni un protagonismo nuovo, ponte verso un passato che li trascende. Il pubblico che nel 2016, durante la prima esposizione della serie Codex al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, ne aveva osservato pagine e copertine in bianco e nero, poco ha a che fare con chi nel tempo vi ha analizzato le notizie contenute e tracciato studi di storia economica. Altrettanto accade a Roma, dove le immagini coprono totalmente pareti che non possono, però, trasmettere la stessa riverenza e forza evocativa del MANN o degli archivi di via dei Tribunali a Napoli. Contesto quotidiano per storie senza tempo.

Raffaele Orlando

Le regole del viaggio. Rachel Labastie a Roma

Ex Elettrofonica, Roma – fino al 30 giugno 2017. “Djelem djelem”, camminando camminando, è il verso iniziale dell’inno del popolo Rom, ne descrive la migrazione ininterrotta che contribuisce a formare appartenenze multiple. Ceramica, vimini, cera, il sapere tecnico condiviso da generazioni, è declinato da Labastie attraverso una manualità allenata e formalmente virtuosa.

da Artribune, 13 maggio 2017 (+ gallery)

Rachel Labastie, Mains (paraffine et terre, 2016)

Rachel Labastie, Mains, 2016

La prima personale in Italia dell’artista francese Rachel Labastie (Bayonne, 1978) è la rivendicazione di radici solide e viaggianti. Una ruota di carro in vimini, iconica nel testimoniare la naturale e millenaria predisposizione agli spostamenti, dà il titolo all’esposizione e, come un canto tradizionale, ne scandisce i ritmi con il proprio lento movimento. La cultura in costante transito porta con sé il contraltare di inamovibili chiusure e il rispetto severo delle tradizioni. Forconi e piccone evocano norme e pratiche strutturate, immagini immutabili rese però in terra cruda, malleabile, continuamente lavorabile. Gli stivali in ceramica sono troppo pesanti per essere indossati e le catene in porcellana finiscono per essere il negativo di strumenti d’oppressione, bianche, lucide, da spezzare. È la paura dell’estraniazione che si produce in una negoziazione dinamica delle apparenze.

– Raffaele Orlando

Chiamata alle armi. Grossi Maglioni a Roma

AlbumArte, Roma – fino al 27 aprile 2017. Lavori in evoluzione e interazione spinta con il pubblico. L’adesione al Campo garantisce libertà d’azione e prevede dettami da rispettare, regole per sopravvivere in un mondo violento dove fantascienza e magia sono realtà ordinarie.

da Artribune, 7 aprile 2017

Campo Grossi Maglioni, exhibition view, 9 marzo 2017. Foto Sebastiano Luciano, courtesy AlbumArte

Campo Grossi Maglioni, exhibition view, 9 marzo 2017. Foto Sebastiano Luciano, courtesy AlbumArte

Il duo Grossi Maglioni (Vera Maglioni e Francesca Grossi, Roma, 1982) ha invaso gli spazi di AlbumArte. La conquista ha implicato l’impiego di armi con puntatori ottici e maschere mimetiche, l’alta capacità di offesa e il ricorso a forze paranormali. L’accampamento, insediamento provvisorio per definizione, è in trasformazione costante, l’equilibrio ricercato in workshop continui. Le pratiche performative del sodalizio artistico, mutevoli in dieci anni di ricerca, difficilmente avrebbero potuto dar via a un’antologica convenzionale. Le tre sale della galleria si riempiono allora d’intenti, la volontà d’indagare i comportamenti umani prevede il coinvolgimento intraprendente dei visitatori. È la cosmogonia di Grossi Maglioni a rivelarsi. Il carattere prodigioso del loro operare esercita un’attrazione difficilmente sopprimibile. L’arruolamento è scelta naturale.

Raffaele Orlando

Le azioni degli altri. Una collettiva a Roma

T293, Roma – fino all’11 marzo 2017. “Homo mundus minor”. La massima di Boezio può essere assunta come guida durante la visita agli spazi espositivi capitolini. I riassunti viventi del cosmo portano in questo caso i nomi di Lucas Blalock, Simon Denny, Maggie Lee, Woody Othello, Hannah Perry, Lui Shtini e Anna Uddenberg.

da Artribune- 8 marzo 2017 (+ gallery)

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Anna Uddenberg. Installation view @T293, Roma

Corpi femminili a cavallo di trolley a buon mercato, i volti coperti da lunghe chiome bionde. Emuli di questi manichini, chissà quanti ossessionati dal dovere del viaggio transiteranno, reflex alla mano, dinanzi alle vetrine di T293, per potersi poi calare nell’atmosfera sognante di Trastevere. La ripetizione stereotipata delle convenzioni si consumerà perfetta, incurante del cortocircuito in atto a pochi metri di distanza. Nessuno di loro andrebbe a Liberland, nonostante i benefit per turisti quali mappa, francobolli e una valuta presumibilmente vantaggiosa. Con delusione, gli ambasciatori della società iperconnessa indagherebbero corpi solo accennati dal colore: troppa sommarietà per Instagram. La perfezione è lontana, il mondo in miniatura è debole per diritto di nascita e l’uomo pecca per il solo fatto di essere vivo. Ai temerari il compito di riconoscere la mano dell’alteratore.

Raffaele Orlando

Le strade di Boogie tra i vicoli di Napoli

Magazzini Fotografici, Napoli – fino al 1° aprile 2017. La sede espositiva partenopea incrocia lo sguardo del fotografo serbo con una personale cruda e senza compromessi. Diretta come un colpo d’arma da fuoco.

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Boogie, Dre two guns

Boogie, nato a Belgrado come Vladimir Milivojevich, a New York c’era arrivato nel 1998 grazie a una Green Card vinta alla lotteria. Oltre al lasciapassare, aveva portato con sé una macchina fotografica, già terapia necessaria a sopportare l’incubo delle guerre balcaniche e il successivo vuoto postbellico. Gli scatti di Brooklyn introducono Blow your Mind, mostra curata da Magazzini Fotografici nelle sale dell’ex borsettificio Ines. Sin dalla soglia il visitatore è ricondotto in strada, ma l’ambientazione è ora quella dei sobborghi americani. La percezione della nuova realtà è acuita dalla disposizione delle immagini sulle pareti, l’una accanto all’altra senza soluzione di continuità. Il bianco e nero espande i deserti inanimati di palazzi tutti uguali e topi appesi ai lampioni. Le figure umane sono spesso protette da un ghigno, sorrisi che non bastano a stemperare la presenza ingombrante delle pistole. La stessa potenza brutale definisce gli scatti di Wah do dem, un viaggio stavolta a colori nel contesto incontrollabile di ordinaria emergenza che è Kingston. Il cuore della capitale giamaicana pulsa tra baracche e filo spinato, lontano da leziosità patinate. Una quotidianità di tante armi e poche danze, in cui anche il volto iconico di Bob Marley è trasfigurato nell’immagine datata e patetica di un murale sbiadito.

Raffaele Orlando

Napoli // fino al 1° aprile 2017
Boogie – Blow your Mind
MAGAZZINI FOTOGRAFICI
Largo Proprio d’Avellino 4
info@magazzinifotografici.it
www.magazzinifotografici.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/58469/boogie-blow-your-mind/

da Atribune – 22 dicembre 2016 (con photogallery)

La natura viva di Nicholas William Johnson. A Roma

da Artribune – 19 dicembre 2016 (con photogallery)

Montoro12 Contemporary Art, Roma – fino al 23 dicembre 2016. Prima personale italiana per l’artista di Honolulu. Una perlustrazione temeraria di una giungla densa che si allarga, si adatta, si trasforma e divora lo spazio circostante.

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Nicholas William Johnson, Sunspilt (Turquoise PomegranateVersion) – Sunspilt (Extract II)

Personaggio particolare questo Dewdrinker, il bevitore di rugiada. Di certo si sveglierà di buon’ora, al mattino, per non perdere l’appuntamento con banane, melograni e fichi, depositari e ormai aroma delle ambite gocce d’acqua. È attraverso la sua personificazione mitologica che Nicholas William Johnson (Hawaii, 1982; vive a Londra), artista americano alla sua prima personale in Italia, si pone alla ricerca della coscienza del mondo vegetale. Natura inarrestabile e forse infetta, che trasuda umidità caleidoscopiche e cela in sé inesplorate zone d’ombra. Non c’è pallore, tonalità accese si ramificano per guadagnare spazio fino a invadere la totalità della tela.
All’interno di una giungla prolissa le vernici di Johnson rivelano il passaggio a una dimensione paradisiaca, in cui muoversi con circospezione. Tra felci e rami multicolor, la penetrazione nell’intrico della macchia offre una profusione di frutti maturi, non più oggetti di desiderio inarrivabile ma sgargianti doni finalmente alla portata di tutti… Dewdrinker permettendo.

Raffaele Orlando

Roma // fino al 23 dicembre 2016
Nicholas William Johnson – Dewdrinker or The Intolerable Strangeness of Vegetable Consciousness
MONTORO 12
Via di Montoro 12
06 68308500
info@montoro12.it
www.montoro12.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/57599/nicholas-william-johnson-the-intolerable-strangeness-of-vegetable-consciousness/